…E’ UNA CARPA , ACCIDENTI, NON UN TEMOLO!

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Autore pescoiltostolobik | Data: 31-07-2005

La prima volta che LO VIDI era fine agosto 1995.

Sobbalzai sul mio seggiolino e da allora fui catturato da quel maestoso mostro…
Il pescatore che lo agganciò mi chiese di aiutarlo nel recupero e ancora ho impresso nella mente l’emozione e la fatica di quel momento.

Quando gli chiesi il nome di quell’esemplare mi rispose che era una CARPA TESTA GROSSA (TOLSTOLOBIK – HYPOPHTALMICHTHYS NOBILIS) di 25 kg., che esisteva anche la CARPA ARGENTATA (HYPOPHTALMICHTHYS MOLITRIX) e che i pescatori, erroneamente la chiamano TEMOLO RUSSO.

Ancora oggi ricordiamo, sorridendo, il salto che feci quella sera.

E’ passato qualche anno e per me la pesca è diventata più di un passatempo; ho imparato che come nella vita anche in questo sport, bisogna portare grande rispetto a tutti compreso il proprio avversario.

La tecnica per la cattura di questo pesce, come ho avuto occasione di osservare in questi anni, consiste in una massiccia pasturazione in sospensione; una volta che il pesce, qualunque tipo di pesce e questo lo voglio sottolineare,è entrato in pastura, basta aspettare che il galleggiante si muova per dare un forte strappo con la speranza che uno dei due, tre quattro ami faccia il proprio dovere e questo, secondo il mio personalissimo modo di pensare, non interpreta lo spirito di questo sport. Perciò quando conobbi una persona che sosteneva la possibilità di “prenderli” per la bocca, mi lasciai appassionare e attraverso ricerche documentali, tentativi e pazienza, intuizioni e pazienza, fallimenti e pazienza, esperimenti e pazienza e tanta tanta fortuna ho elaborato una tecnica che mi consente il 90% di cattura canoniche, cioè per la bocca.

La filosofia che guida questa tecnica nasce dall’idea che il pesce non deve essere attirato da una nuvola inesauribile di pastura, ma la quantità deve essere tale che una volta attratti, la esauriscano in breve tempo e quindi l’unica fonte di cibo sarà l’esca attaccata al nostro amo.

Molti sostengono che questo pesce che raggiunge dimensioni ragguardevoli, non mangia l’esca perché si nutre di plancton.

1) L’attrezzatura deve essere robusta ed adeguata alla mole della preda, quindi canne resistenti, lenza non inferiore al 30 ed è sufficiente un buon amo del 6. Molti insistono per usare ancora l’ancoretta, SONO SPORTIVI, VERO???

2) La montatura deve portare un galleggiante di 2 gr. con una girella robusta che impedisce la torsione e quindi la possibile rottura della lenza. Quando sondate, il galleggiante deve spuntare 2 cm circa…

Non piombate perfettamente quest’ultimo in modo da rendervi conto quando l’esca si è sciolta completamente.

3) I tempi che scandiscono l’inizio della pesca sono molto importanti, la pasturazione deve essere moderata (circa 6/7 etti) e localizzata in un solo punto a quattro-cinque metri dalla sponda.

Aspettare una decina di minuti dopo di che, lanciare l’esca un paio di metri oltre la zona pasturata e recuperare lentamente fino a raggiungerla, da qui in poi sarà la pastella che, ripetutamente attaccata all’amo, manterrà il pesce vicino a noi.

4) L’esca , una pastella che si deve sciogliere velocemente in acqua (quattro o cinque minuti), crea un a piccola nuvola che attrae il pesce sempre più vicino fin quando non l’aspira assieme all’amo nascosto all’interno di essa.

5) La lotta, spesso il pesce, una volta illamato, per un po’ si farà trascinare a peso morto, ma non fatevi ingannare!! Le sue reazioni possono essere brusche ed improvvise.

6) Il periodo giusto va da maggio a settembre inoltrato, prediligete le notturne…Una volta che si è in pesca, muovere leggermente la pastella mungendo per liberarne una parte; quando il pesce sarà con il muso rivolto all’esca il galleggiante comincerà a fare un “su” e “giù” repentino e continuo, questo è il momento di fare attenzione. Il galleggiante si ferma, affonda senza tornare su, solo all’ora sarà il momento di ferrare, l’esperienza consentirà il tempismo perfetto per la cattura perfetta, gli altri movimenti del galleggiante vogliono solo dire che il pesce c’è ma non è interessato, per ora alla nostra sorpresa.Ricordatevi che bisogna lasciarlo fare. Consumerà più di una palla della vostra esca senza darvi la possibilità d’illamare, ma con le accortezze che avrete preso non perderete tempo e capirete quando sarà il momento di mettere e rimettere una nuova pallina. Questa tecnica mi ha dato grandi soddisfazioni.Capisco che con le “bombe” si catturano più prede ma si tradisce lo spirito di questo nobile sport.

Conclusione: ho evitato volontariamente di usare un linguaggio più tecnico perché con le poche righe che ho scritto, non pretendo di insegnarvi una nuova tecnica di pesca, ma solo di sensibilizzarvi nei confronti di un pesce sottovalutato e maltrattato. Mi piacerebbe molto ricevere consigli e critiche per
migliorare l’idea.

Massimo Stagni 31/07/2005

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